ADHD e bullismo

ADHD e bullismo: quando sentirsi diversi può diventare una ferita

ADHD e bullismo: quando sentirsi diversi può diventare una ferita

Essere esclusi, non sentirsi parte del gruppo, reagire d’impulso o nascondere le proprie difficoltà per paura del giudizio. Per un bambino o un adolescente con ADHD non diagnosticata, la vita scolastica può diventare un percorso complesso, in cui il bisogno di essere accettati si scontra con la fatica di comprendere sé stessi e di essere compresi dagli altri. In alcuni casi questa sofferenza espone al rischio di diventare vittima di bullismo; in altri si accompagna a comportamenti aggressivi verso i coetanei. Talvolta le due esperienze si intrecciano.

L’ADHD (Attention-Deficit/Hyperactivity Disorder) è un disturbo del neurosviluppo caratterizzato da difficoltà persistenti di attenzione e/o da iperattività e impulsività, che possono interferire con la vita quotidiana, l’apprendimento e le relazioni. Queste caratteristiche non indicano mancanza di intelligenza o di volontà, ma possono rendere più difficili le situazioni sociali che richiedono di rispettare i turni, interpretare segnali impliciti o gestire i conflitti. Quando il disturbo non viene riconosciuto, i comportamenti che ne derivano rischiano di essere letti come maleducazione, pigrizia o provocazione, e il bambino riceve continui rimproveri senza capire perché faccia così tanta fatica.

È importante precisare che avere l’ADHD non significa essere isolati, subire bullismo o diventare bulli: le esperienze variano molto e dipendono dal sostegno familiare, dal clima della classe e dalle competenze degli insegnanti. Tuttavia alcuni degli studi degli ultimi 5 anni suggeriscono un maggiore coinvolgimento di bambini e adolescenti con ADHD in diverse forme di bullismo, soprattutto come vittime, ma anche come autori o in ruoli che combinano entrambe le esperienze.

Quando il ragazzo con ADHD diventa vittima

Si parla di bullismo quando i comportamenti aggressivi sono intenzionali e ripetuti e c’è uno squilibrio di potere che rende difficile difendersi. Può essere fisico, verbale, relazionale o digitale.

Un bambino con ADHD può diventare un bersaglio quando le sue caratteristiche vengono trasformate in motivo di derisione: viene preso in giro perché non sta fermo, perché si distrae, perché si agita o perché reagisce intensamente alle provocazioni. Le sue difficoltà diventano etichette quotidiane: quello strano, quello esagerato, quello che non capisce mai.

L’esclusione non è sempre esplicita. Può passare attraverso inviti che non arrivano, gruppi di messaggistica da cui si viene lasciati fuori, battute ricorrenti, soprannomi umilianti, o la sensazione di essere tollerati solo quando non si attira l’attenzione. La scuola, che riunisce gli stessi ragazzi per molte ore al giorno, rende difficile sottrarsi a queste dinamiche.

L’impulsività complica ulteriormente il quadro. Un ragazzo che reagisce subito a un insulto, alza la voce o perde il controllo offre involontariamente ai compagni un nuovo pretesto per deriderlo, e la sua reazione rischia di essere osservata più della prevaricazione che l’ha provocata. Anche le difficoltà nel distinguere uno scherzo condiviso da una presa in giro umiliante possono renderlo più esposto.

Le conseguenze del bullismo e di una diagnosi tardiva

Le conseguenze del bullismo e di una diagnosi tardiva vanno oltre il singolo episodio. Il bambino può vivere la scuola con ansia, evitare la ricreazione, inventare scuse per non andare a lezione, rinunciare ad attività che amava, diventare irritabile o ritirarsi dalle relazioni. Senza una diagnosi, manca inoltre una spiegazione comprensibile delle proprie difficoltà: sa che certe cose gli riescono con più fatica, ma non sa perché, e può attribuire ogni errore a una colpa personale, sviluppando vergogna e sfiducia in sé. Se si sente ripetere di essere ingestibile o fastidioso, può arrivare a credere che queste parole descrivano davvero chi è.

Per questo è fondamentale non chiedersi soltanto perché un bambino sia diverso dagli altri, ma osservare anche come gli altri si comportano con lui. La responsabilità del bullismo appartiene sempre a chi compie le prevaricazioni, non alle caratteristiche di chi le subisce.

Quando il ragazzo con ADHD diventa bullo

Esiste anche una possibilità più difficile da riconoscere, soprattutto quando si associa automaticamente l’ADHD alla vulnerabilità: alcuni ragazzi con ADHD possono mettere in atto comportamenti aggressivi o partecipare a episodi di bullismo.

Questo non significa che l’ADHD renda violenti, né che questi bambini siano destinati a diventare bulli. La maggior parte delle manifestazioni del disturbo non ha nulla a che fare con la volontà di fare del male. Alcune difficoltà associate all’ADHD possono però complicare la gestione dei rapporti e, in presenza di altri fattori di rischio, contribuire a comportamenti problematici. L’impulsività porta a reagire prima di valutare le conseguenze: una discussione degenera in un insulto o in una spinta sproporzionata. La difficoltà a regolare le emozioni rende più arduo fermarsi quando si è arrabbiati, accettare una sconfitta o tollerare la frustrazione.

Occorre però distinguere tra un comportamento impulsivo e il bullismo vero e proprio. Un singolo scatto d’ira non è automaticamente bullismo: servono ripetizione, intenzionalità e squilibrio di potere. Un ragazzo può avere bisogno di imparare a controllare le proprie reazioni senza essere etichettato prematuramente come bullo.

La situazione si complica quando alle difficoltà individuali si aggiungono esperienze di rifiuto, modelli aggressivi nell’ambiente o una scarsa capacità di cogliere l’effetto delle proprie azioni sugli altri. Un ragazzo che si sente continuamente escluso può cercare di conquistare un posto nel gruppo attraverso la provocazione o l’intimidazione. L’aggressività diventa, in modo disfunzionale, una strategia per non apparire vulnerabili: ferire prima di essere feriti, suscitare paura invece di rischiare il rifiuto, far ridere il gruppo a spese di un compagno. Offre un riconoscimento immediato, ma non costruisce relazioni sicure.

Quindi chi bullizza ma ha l’adhd è giustificato?

Quanto scritto sopra non significa giustificare le azioni di chi prevarica. Chi subisce violenza ha diritto a essere protetto, e chi agisce in modo aggressivo deve essere aiutato a riconoscere la responsabilità delle proprie scelte e a cambiare comportamento. L’obiettivo educativo non è scegliere tra punire e comprendere, ma fare entrambe le cose: interrompere la prevaricazione, tutelare chi la subisce e individuare i bisogni che richiedono un intervento.

I due ruoli, inoltre, possono intrecciarsi. Alcuni ragazzi vengono presi di mira in certi contesti e agiscono aggressivamente in altri, magari attaccando un compagno più fragile per reagire alle umiliazioni subite. Per gli adulti la sfida è osservare l’intera situazione, superando la logica delle etichette rigide, per intervenire prima che i ruoli si consolidino.

Latina Comics & Games: la cultura pop contro il bullismo

Contrastare il bullismo significa anche creare occasioni in cui bambini e ragazzi possano incontrarsi, collaborare e scoprire che le differenze non sono un ostacolo all’appartenenza. In questa prospettiva, iniziative culturali ed educative possono affiancare il lavoro di famiglie e scuole, offrendo nuovi linguaggi per parlare di inclusione.

Il Latina Comics & Games, festival dedicato a fumetto, gaming, cosplay e cultura pop, trasforma il centro storico di Latina in uno spazio di incontro intorno a passioni condivise. Il suo valore non sta solo nell’intrattenimento: fumetti, giochi e personaggi sono strumenti per affrontare temi complessi attraverso storie accessibili, che stimolano empatia e confronto tra persone con esperienze diverse.

Fondazione Irene parteciperà a Latina Comics & Games

È attraverso questo linguaggio che Fondazione Irene ETS porterà al festival il proprio impegno sull’ADHD e sulle neurodivergenze. Dal 16 al 18 ottobre 2026 sarà presente con “Immagina Sé”, la campagna di informazione e sensibilizzazione dedicata all’ADHD, e con il fumetto Le avventure di ADHD. L’iniziativa fa parte di un progetto più ampio che coinvolge anche la scuola, con l’obiettivo di aiutare bambini, adolescenti, famiglie e insegnanti a comprendere il disturbo e a riconoscere le difficoltà che può comportare.

Il fumetto usa un linguaggio visivo vicino ai più giovani per raccontare esperienze tipiche dell’ADHD, come la difficoltà a mantenere l’attenzione, la tendenza a iniziare molti progetti senza finirli e la fatica nell’organizzazione. Attraverso la narrazione, ciò che dall’esterno sembra disinteresse o scarso impegno può essere guardato da un’altra prospettiva. Il festival offre così un contesto informale in cui la curiosità diventa conoscenza e il confronto aiuta a superare stereotipi e pregiudizi.

L’obiettivo non è attribuire etichette a chi si comporta in modo diverso, ma offrire strumenti per comprendere meglio sé stessi e gli altri. Una comunità inclusiva non è quella in cui tutti si comportano allo stesso modo, ma quella in cui nessuno viene escluso perché apprende, comunica o vive le emozioni in maniera differente.

Conoscere per includere

Riconoscere l’ADHD in tempo può evitare che bisogni rimasti a lungo incompresi si trasformino in anni di giudizi e sofferenza evitabile. La valutazione va affidata a professionisti qualificati e deve considerare il funzionamento del bambino nei diversi contesti di vita, con il contributo di genitori, insegnanti e specialisti. Una diagnosi non è una giustificazione per ogni comportamento e non deve diventare un nuovo stereotipo: serve a distinguere le caratteristiche del disturbo dal valore della persona e a individuare gli interventi più adatti.

Contrastare il bullismo significa agire su più livelli: proteggere chi subisce, responsabilizzare chi agisce con aggressività, educare il gruppo dei pari e dare a ogni ragazzo gli strumenti per comprendere sé stesso e costruire relazioni positive. Perché nessun bambino dovrebbe crescere pensando di essere sbagliato soltanto perché è diverso, e nessun ragazzo dovrebbe dover nascondere le proprie difficoltà o ferire gli altri per sentirsi parte di un gruppo.