Fondazione Irene Ets
Via Isonzo 149
, 04100 Latina (LT)
Tel: +39 389 446 6605
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L’ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività) è un disturbo del neurosviluppo che può influenzare in modo significativo l’esperienza scolastica. Le difficoltà riguardano soprattutto attenzione, organizzazione, gestione del tempo e controllo degli impulsi, e non dipendono da scarso impegno o da una mancanza di intelligenza.
Un bambino con ADHD può capire perfettamente una spiegazione e, allo stesso tempo, faticare a completare un esercizio, ricordare una consegna o organizzare lo studio. Per questo, oltre al voto finale, è importante osservare il percorso che porta a quel risultato. Allo stesso tempo, bisogna ricordare che l’ADHD è associato, in media, anche a un rendimento scolastico più basso e a un maggior rischio di insuccesso o abbandono, se non viene riconosciuto e supportato.
L’ADHD si caratterizza per un pattern persistente di disattenzione e/o iperattività-impulsività, più intenso e frequente di quanto atteso per l’età. Secondo i criteri del DSM-5, per parlare di ADHD è necessario che:
A livello internazionale si stima che l’ADHD riguardi circa il 5% dei bambini e che possa persistere in adolescenza e in età adulta.
La diagnosi spetta esclusivamente a specialisti (neuropsichiatra infantile, psicologo clinico con formazione specifica, nei servizi territoriali o in centri accreditati), sulla base di colloqui, osservazione, questionari e valutazione cognitiva. Né insegnanti né genitori possono fare diagnosi, ma possono segnalare le difficoltà osservate.
Le difficoltà variano molto da un bambino all’altro. Durante una giornata di scuola possono emergere, per esempio:
Questi comportamenti vengono spesso interpretati come svogliatezza. In realtà lo studente può incontrare un ostacolo concreto nel mantenere l’attenzione, pianificare le attività o controllare le proprie risposte. È utile distinguere tra non sapere come svolgere un’attività e saperlo fare ma avere difficoltà a portarla a termine nelle condizioni richieste.
I comportamenti elencati sono comuni a moltissimi bambini e possono avere cause diverse dall’ADHD, per esempio:
Per questo nessun elenco di comportamenti, compreso questo, può servire per un’autodiagnosi. Quando le difficoltà sono persistenti e presenti in più contesti, il passo giusto è una valutazione specialistica.
ADHD e DSA non sono la stessa cosa.
I Disturbi Specifici dell’Apprendimento (dislessia, disgrafia, disortografia, discalculia) riguardano abilità scolastiche specifiche: lettura, scrittura, calcolo. L’ADHD è invece un disturbo del neurosviluppo che riguarda principalmente attenzione, regolazione dell’attività e controllo degli impulsi.
Le due condizioni sono distinte ma possono coesistere, e questo accade con una frequenza non trascurabile. In questi casi le difficoltà si sommano e richiedono un intervento didattico ancora più attento alle caratteristiche dello studente.
Anche in assenza di un DSA, l’ADHD può interferire con l’apprendimento: le difficoltà attentive e organizzative incidono sul modo in cui il bambino impara e dimostra ciò che ha imparato.
Uno degli aspetti più complessi è la differenza tra capacità e rendimento. Uno studente con ADHD può:
Il rendimento risulta quindi spesso discontinuo. Questo non significa che ogni voto insufficiente sia dovuto all’ADHD: quando le difficoltà sono persistenti, però, è utile capire quali fattori stanno interferendo con l’apprendimento.
L’attenzione è importante, ma non è l’unica funzione coinvolta. Anche memoria di lavoro, pianificazione, organizzazione, flessibilità e gestione del tempo (le cosiddette funzioni esecutive) incidono sul rendimento.
Un esempio: uno studente conosce la procedura per risolvere un problema di matematica, ma legge velocemente il testo, dimentica una parte della consegna, salta un passaggio e consegna senza controllare. Il risultato è sbagliato, pur essendo presenti le conoscenze necessarie. Per questo è importante non confondere automaticamente errore e mancanza di conoscenze, senza però ignorare che, nel tempo, le lacune accumulate possono diventare reali.
In Italia l’ADHD non rientra nella Legge 170/2010, che tutela gli studenti con DSA. Rientra invece nell’area dei Bisogni Educativi Speciali (BES), definita dalla Direttiva ministeriale del 27 dicembre 2012 e dalla Circolare n. 8 del 6 marzo 2013. In pratica:
Le procedure e i tempi possono variare in base alla Regione e all’istituto, per cui è opportuno informarsi presso la segreteria della scuola e i servizi di neuropsichiatria infantile del proprio territorio.
A seconda delle necessità del singolo studente, possono essere utili:
L’obiettivo non è rendere il percorso più facile, ma permettere allo studente di esprimere nel modo più efficace ciò che sa e di sviluppare gradualmente maggiore autonomia.
Concentrarsi solo sulla pagella può essere riduttivo. È utile osservare anche:
Un bambino che si sente spesso rimproverato o incompreso può sviluppare frustrazione, ansia e convinzioni negative su di sé. Per questo il riconoscimento precoce e un atteggiamento di comprensione da parte degli adulti sono fondamentali.
L’ADHD può creare difficoltà scolastiche anche in bambini e ragazzi con buone capacità cognitive. Le difficoltà di attenzione, organizzazione e gestione del tempo influenzano il rendimento senza corrispondere necessariamente a una mancanza di conoscenze, ma, se non riconosciute e sostenute, possono portare a lacune reali e a un calo di motivazione e autostima.
Per questo è importante guardare oltre il voto, rivolgersi a uno specialista in caso di difficoltà persistenti in più contesti, e attivare una collaborazione stabile tra famiglia, scuola e servizi, anche attraverso gli strumenti previsti dalla normativa (PDP, ed eventualmente PEI).

Fondazione Irene ETS è a tua disposizione per fornirti assistenza, indicazioni e supporto psicologico relativamente alla gestione delle neurodivergenze. Se hai bisogno di confrontarti con degli esperti in materia di ADHD contattaci per fissare una prima consulenza gratuita.