Fondazione Irene Ets
Via Isonzo 149
, 04100 Latina (LT)
Tel: +39 389 446 6605
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17 anni è un tempo di crescita, di sviluppo, di creatività. Non è, e non deve essere, il tempo della frustrazione, del peso del giudizio sociale, del dolore.
La Fondazione Irene ETS vuole riflettere sulla notizia della ragazza di 17 anni precipitata dal quinto piano a Latina qualche giorno fa. Non entriamo nel merito della vita di questa giovane, né vogliamo inciampare nella perversa logica della causa-effetto, che come sappiamo non funziona quando si parla di psiche e di cuore.
Vogliamo invece dare voce — e, se necessario, alzarla — a tante vite giovani che oggi, in Fondazione, vediamo in bilico sul margine del nulla. Un nulla che fa paura, che atterrisce. Conosciamo e seguiamo decine e decine di storie di fragilità nascosta, silente, spesso inibita proprio dalla mancanza di ascolto e di riferimenti solidi.
Noi ci occupiamo di apprendimento e di scuola. E non possiamo non sentirci chiamati in prima linea.
Ci chiediamo se questa accelerazione sulla performance e sulla valutazione non sia davvero un danno irreversibile.
Ci chiediamo anche cosa sopravviva, a brandelli, di quella idea di educazione che mette al centro “chi sono” e non “cosa faccio” o “cosa produco”.
“Pensiamo a come può essere crescere con l’ossessione che devi cambiare, perché fin dall’infanzia ti travolgono come rulli compressori, ripetendoti che un’infinità di comportamenti — per te spontanei, naturali — sono invece sbagliati, strani, fuori luogo, cose che “nessuno fa” tranne te. Te lo fanno pesare in mille modi, e alla fine non ti resta che piegarti: indossare quella maledetta maschera ed essere ciò che non sei e non sarai mai davvero. Non è educazione, eppure in parte lo ricorda: il principio è lo stesso, spingere il bambino a conformarsi alle regole, anche non scritte, che governano la vita sociale. Solo che qui l’applicazione è diversa, più feroce, più deformante.”
Così Fabrizio Acanfora, scrittore e attivista, membro del comitato tecnico-scientifico della Fondazione Irene ETS, riassume bene il percorso di molti nostri ragazzi.
Ed è proprio qui che si inserisce un’altra riflessione: quella sulla frustrazione. Troppo spesso viene interpretata come una sconfitta, quando in realtà dovrebbe essere riconosciuta come un passaggio naturale e prezioso.
“La frustrazione non è un fallimento, ma un passaggio necessario della crescita: è uno spazio che, troppe volte, può assumere il volto oscuro del vuoto, dell’abbandono e della perdita, ma che al tempo stesso può diventare il luogo in cui si impara a ripartire, a ricomporre i pezzi e a riconoscere le proprie risorse. Se i giovani oggi faticano a sostenerla, è anche perché noi adulti non li abbiamo accompagnati in questo processo, lasciandoli soli di fronte a un passaggio che non andava temuto, ma compreso. Così anche l’aggressività, che è un’energia primaria e vitale, se accolta e indirizzata può diventare forza creativa, capacità di agire, di cambiare le cose. Non aver insegnato ai ragazzi a riconoscerla nelle sue innumerevoli metamorfosi e a incanalarla li espone al rischio che questa forza si rivolga contro loro stessi, invece di sostenerli nella costruzione della propria identità” afferma il dott. Domenico Devoti, psicoterapeuta e psicoanalista, membro del comitato tecnico-scientifico della Fondazione Irene ETS.
“Ogni ragazzo è una storia a sé, con i suoi tempi e le sue modalità di apprendimento. Ma troppo spesso ci ostiniamo a giudicarli attraverso griglie standardizzate, dimenticando che dietro un voto basso o un comportamento che non comprendiamo c’è un bisogno inascoltato. È lì che l’educazione dovrebbe farsi presenza e cura: aiutare ciascun giovane a riconoscersi nei propri punti di forza, e non solo nelle proprie fragilità” afferma il dott. Gianluca Lo Presti, psicologo clinico esperto di disturbi dell’apprendimento e membro del comitato tecnico-scientifico della Fondazione Irene ETS.
Il giudizio che pesa sui ragazzi arriva spesso come un macigno, capace di frantumare l’immagine che hanno di sé. Ma ogni frammento può tornare a essere tassello di un puzzle più grande, quello della crescita. È lì che si costruisce davvero l’identità: non nell’essere giudicati, ma nel sentirsi accompagnati a ricomporsi, pezzo dopo pezzo.
Come Fondazione Irene ETS crediamo che questo sia il compito più urgente: restituire ai giovani il diritto di non essere definiti da un voto o da un errore, ma di essere riconosciuti nel loro cammino di ricostruzione.
Fondazione Irene ETS