Fondazione Irene Ets
Via Isonzo 149
, 04100 Latina (LT)
Tel: +39 389 446 6605
Fondazione Irene Ets
Via Isonzo 149
, 04100 Latina (LT)
Tel: +39 389 446 6605

Il diritto a ricevere supporto adeguato per il proprio percorso di crescita e apprendimento dovrebbe essere garantito a ogni bambino, indipendentemente dal territorio in cui vive. Per le famiglie di bambini con Bisogni Educativi Speciali (BES), Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) e altre neurodivergenze, come ADHD, tuttavia, l’accesso ai servizi può ancora dipendere in modo significativo dalla disponibilità delle risorse presenti nella propria regione.
Il Servizio Sanitario Nazionale si fonda sul principio di universalità delle cure, ma nella pratica i percorsi di valutazione, diagnosi e presa in carico possono essere molto diversi da territorio a territorio. Le differenze riguardano i tempi per ottenere una valutazione specialistica, la presenza di équipe multidisciplinari, la disponibilità di neuropsichiatri infantili, psicologi, logopedisti e terapisti della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva, oltre alla capacità della rete territoriale di accompagnare bambini e famiglie nel tempo.
La diagnosi tempestiva di un DSA o l’individuazione di un BES rappresentano passaggi fondamentali per attivare strumenti educativi, riabilitativi e didattici adeguati. Tuttavia, i tempi di accesso ai servizi pubblici possono variare notevolmente.
A livello nazionale sono stati censiti oltre 400 servizi di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (NPIA) e più di 300 servizi di riabilitazione per l’età evolutiva convenzionati o contrattualizzati con il Servizio Sanitario Nazionale, ma la loro distribuzione e capacità operativa non è uniforme sul territorio.
In alcune regioni le famiglie possono accedere a percorsi multidisciplinari strutturati in tempi compatibili con le esigenze scolastiche e di sviluppo del bambino. In altre realtà, invece, le liste di attesa possono diventare un ostacolo concreto: ad esempio, in Liguria nel 2024 sono state rilevate oltre 600 situazioni di minori in attesa di interventi riabilitativi da più di 18 mesi, una condizione che ha portato la Regione a prevedere misure straordinarie di riduzione delle attese.
Anche rispetto alla certificazione dei DSA, alcune normative regionali hanno riconosciuto il problema dei tempi prolungati: nel Lazio, ad esempio, è previsto che, se il servizio pubblico non riesce a completare il percorso diagnostico entro sei mesi, le famiglie possano rivolgersi a ulteriori soggetti autorizzati per ottenere la certificazione nei tempi necessari all’attivazione delle misure scolastiche previste.
Un’attesa lunga non rappresenta soltanto un problema organizzativo. Durante il periodo necessario per ottenere una diagnosi o iniziare un percorso di supporto, il bambino continua il proprio percorso scolastico e di crescita, mentre possono aumentare le difficoltà legate all’apprendimento, alla relazione con i pari e alla gestione della quotidianità.
Anche la scuola può trovarsi in difficoltà: insegnanti ed educatori devono spesso individuare strategie inclusive senza avere ancora un quadro diagnostico completo o un confronto costante con professionisti specializzati.
Di fronte a tempi di attesa elevati, molte famiglie scelgono di rivolgersi al settore privato per accelerare valutazioni e interventi. Questa possibilità, però, non è accessibile a tutti e rischia di creare una differenza basata sulle condizioni economiche, trasformando un diritto in un’opportunità legata alle risorse disponibili.
Ridurre le disuguaglianze territoriali nei percorsi BES e DSA significa investire nella presenza capillare dei servizi, nella formazione dei professionisti e nella collaborazione tra sanità, scuola, famiglie e territorio.
Un sistema realmente inclusivo non deve soltanto offrire diagnosi e interventi, ma garantire continuità: dalla prima individuazione delle difficoltà fino all’accompagnamento educativo e riabilitativo nel corso degli anni.
L’obiettivo non è rendere identici tutti i territori, ma assicurare che ogni bambino possa ricevere un supporto adeguato indipendentemente dal luogo in cui nasce o cresce.
In questo scenario, realtà del Terzo Settore possono contribuire a colmare alcune difficoltà di accesso, offrendo orientamento, consulenza e percorsi di accompagnamento dedicati.
Fondazione Irene ETS nasce proprio con l’obiettivo di sostenere bambini, ragazzi e famiglie che affrontano difficoltà legate ai DSA, ai BES e alle neurodiversità, come l’ADHD, attraverso servizi di supporto specialistico, valutazioni, consulenza e tutoraggio didattico personalizzato.
I tutor specializzati nell’apprendimento affiancano gli studenti nello sviluppo di strategie di studio efficaci, aiutandoli a valorizzare i propri punti di forza e favorendo una maggiore autonomia nel percorso scolastico. Il lavoro della Fondazione si basa inoltre sulla collaborazione tra professionisti, famiglia e scuola, con l’obiettivo di costruire interventi realmente personalizzati.
Garantire pari opportunità nei percorsi BES e DSA significa rendere concreti i principi di inclusione e uguaglianza alla base del welfare.
La qualità di un sistema non si misura soltanto dalla presenza dei servizi, ma dalla possibilità concreta per ogni bambino di accedervi in tempi adeguati e con continuità.
Ridurre le differenze territoriali significa quindi costruire una società in cui le caratteristiche individuali non diventino un ostacolo, ma vengano riconosciute e sostenute attraverso strumenti adeguati, indipendentemente dal luogo in cui ogni bambino vive.