Fondazione Irene Ets
Via Isonzo 149
, 04100 Latina (LT)
Tel: +39 389 446 6605
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«Quindi sa leggere?»
A volte le conquiste più grandi arrivano in silenzio. Non fanno rumore. Non arrivano all’improvviso, anche se possono sembrare un miracolo.
Qualche tempo fa un papà, Giovanni, ha raccontato un episodio che ha emozionato tutti noi. All’uscita da scuola, le insegnanti gli spiegano che suo figlio ha svolto con serenità le attività della mattinata. Tra queste, un semplice esercizio di associazione tra immagini e parole scritte. Solo più tardi, ripensando a quel momento insieme alla moglie, arriva la consapevolezza: il loro bambino stava leggendo.
Dietro a quella scoperta non c’era un miracolo. C’erano mesi di lavoro, tentativi, fatica, dubbi, attese. C’era una famiglia che non aveva smesso di credere nelle possibilità del proprio figlio e c’erano professionisti capaci di accompagnarlo passo dopo passo.
Per molti genitori di bambini e ragazzi neurodivergenti, con DSA o BES, il percorso assomiglia proprio a questo. Ci sono momenti in cui sembra che nessuno riesca a vedere davvero il bambino dietro alle difficoltà. Momenti in cui i suoi segnali passano inosservati, i suoi sforzi non vengono riconosciuti e ogni giornata scolastica diventa una sfida sempre più pesante.
Quando un bambino fatica a leggere, a scrivere, a concentrarsi o a esprimere ciò che sente, il rischio è che l’attenzione si concentri esclusivamente sul problema. Si parla delle verifiche andate male, dei compiti che richiedono troppo tempo, delle difficoltà che emergono in classe. Molto più raramente ci si sofferma su ciò che quel bambino sta vivendo interiormente: la paura di non essere all’altezza, il timore di deludere gli adulti di riferimento, la sensazione di essere diverso dai compagni e, talvolta, la convinzione di non essere capace.
È proprio in questi momenti che un intervento tempestivo e competente può fare la differenza.
La storia di Iris lo racconta bene. Iris ha una forma di mutismo selettivo e per molto tempo ha faticato a trovare il proprio posto all’interno della scuola e delle relazioni. Cercava spesso di nascondersi dentro il giubbotto o la felpa, evitava di attirare l’attenzione e persino chiedere di uscire dall’aula diventava motivo di disagio. Chi la osservava superficialmente vedeva una bambina silenziosa; chi imparava a conoscerla davvero iniziava invece a intravedere un mondo ricco di emozioni, capacità e potenzialità che faticavano a emergere.
Anche lo studio rappresentava una fonte di difficoltà. I numeri sembravano ostacoli difficili da superare e gli strumenti che avrebbero potuto aiutarla non erano ancora diventati suoi alleati. Come accade a molti bambini con bisogni educativi speciali, Iris aveva bisogno di qualcuno che sapesse accompagnarla nella scoperta delle strategie più adatte al suo modo di apprendere, aiutandola a costruire fiducia nelle proprie capacità.
Quel percorso, costruito con pazienza e competenza, ha prodotto risultati che vanno ben oltre il rendimento scolastico. Un giorno Iris si è alzata dal banco, ha raggiunto la lavagna e ha svolto in autonomia la dimostrazione del teorema di Pitagora davanti ai compagni di classe. Ha ottenuto un 9 e mezzo, ma il risultato più importante non è stato il voto. La vera conquista è stata vedere una bambina che fino a poco tempo prima cercava di rendersi invisibile trovare il coraggio di esporsi, fidarsi delle proprie competenze e mostrare agli altri ciò che era in grado di fare.
Le storie di Iris e di Giovanni sembrano diverse, ma raccontano la stessa realtà: quando un bambino viene ascoltato, compreso e accompagnato con gli strumenti giusti, può finalmente esprimere il proprio potenziale. Questo non significa eliminare le difficoltà, ma costruire le condizioni affinché esse non diventino un limite insormontabile per la crescita, l’apprendimento e l’autostima.
Per questo motivo il sostegno allo studio non può essere ridotto a un semplice aiuto nei compiti. Un tutoraggio specializzato è prima di tutto un percorso educativo che aiuta il bambino a conoscere il proprio modo di apprendere, a sviluppare strategie efficaci e a diventare progressivamente più autonomo. Allo stesso tempo, rappresenta un supporto prezioso anche per i genitori, che spesso si trovano ad affrontare dubbi, preoccupazioni e scelte complesse senza sapere a chi rivolgersi.
Fondazione Irene lavora quotidianamente proprio in questa direzione, accompagnando ogni anno tra gli 80 e i 90 nuclei familiari. Si tratta di un dato particolarmente significativo perché dietro ogni bambino c’è sempre una famiglia che vive, con intensità diversa, le stesse difficoltà e le stesse speranze. Considerando genitori, figli e caregiver, le persone prese in carico annualmente dalla Fondazione sono infatti circa 160-180.
L’approccio adottato non si limita al supporto didattico. Accanto al tutoraggio specializzato trovano spazio il sostegno psicologico, la consulenza iniziale per comprendere meglio la situazione clinica del bambino e un accompagnamento più ampio che aiuta la famiglia a orientarsi nel percorso educativo e scolastico. L’obiettivo è costruire una presa in carico che guardi alla persona nella sua globalità e che permetta a bambini e ragazzi di sviluppare non solo competenze scolastiche, ma anche fiducia in se stessi e consapevolezza delle proprie risorse.
Tuttavia, non tutte le famiglie possono accedere con facilità a questo tipo di percorsi. Le difficoltà economiche rischiano talvolta di trasformare un bisogno educativo in una rinuncia obbligata. Per questo Fondazione Irene finanzia ogni anno alcuni sostegni allo studio del valore di oltre 10.000 euro ciascuno, coprendo integralmente il fabbisogno necessario affinché le famiglie più fragili possano accedere ai percorsi di supporto di cui hanno bisogno.
Sostenere una famiglia in questo modo significa fare molto più che finanziare un servizio. Significa offrire a un bambino l’opportunità di essere accompagnato nel proprio percorso di crescita, dare ai genitori strumenti concreti per affrontare le difficoltà quotidiane e costruire attorno all’intero nucleo familiare una rete di sostegno competente e accogliente.
Le conquiste che sembrano improvvise, come la scoperta di saper leggere o una dimostrazione svolta alla lavagna con sicurezza, nascono quasi sempre da un lungo lavoro fatto di ascolto, professionalità e fiducia. È questo il percorso che Fondazione Irene rende possibile ogni giorno grazie al sostegno di chi sceglie di affiancarla.
Destinare il proprio 5×1000 alla Fondazione significa contribuire concretamente a offrire nuove opportunità a bambini e ragazzi neurodivergenti , con DSA o BES, e alle loro famiglie. Significa permettere che sempre più storie come quelle di Iris e di Giovanni possano trasformarsi da un percorso di fatica e incertezza a un percorso di crescita, autonomia e consapevolezza delle proprie capacità.